Capovalle
Marco Piccini nacque a Capovalle, provincia di Brescia, il 10 maggio 1889 da Giuseppe e Caterina Righetti.
Trascorsa l’infanzia in Val Sabbia, nel 1908 emigrò negli Stati Uniti, stabilendosi inizialmente ad Oglesby, in una zona mineraria dell’Illinois per poi trasferirsi in Pennsylvania dove negli anni lavorò in diverse miniere di carbone della contea Allegheny, nei dintorni di Pittsburgh.
Durante quel periodo, Marco venne raggiunto dal cugino Giuseppe, con il quale risiedette e lavorò nella Ella mine del villaggio di Sunnyside, per conto della United Coal Company e, nel dicembre del 1913, fece formale richiesta di cittadinanza presso la corte di Pittsburgh.
Con l’ingresso degli Stati Uniti in guerra, Marco dichiarò la sua disponibilità a servire sotto l’esercito Americano; estratto nelle liste di leva prese servizio a Glassport in Pennsylvania il 20 settembre 1917 inquadrato nelle file della compagnia M del 7° reggimento di fanteria, parte della 3ª divisione.
L’addestramento sul suolo americano avvenne a Camp Greene, in North Carolina, e si svolse in condizioni particolarmente difficili: la struttura non era stata ancora completata e non era in grado di ospitare tutte le reclute che dovettero quindi essere sistemate in tendopoli allestite intorno alla base, l’equipaggiamento e l’abbigliamento non erano adeguati e le condizioni climatiche furono estremamente rigide con frequenti nevicate e piogge gelate che trasformarono il campo in una palude ghiacciata.
Scrisse un ufficiale nelle sue memorie:
L’inverno del 1917-18 fu il più severo conosciuto dal Paese. Sembrava che nevicasse ogni giorno e quando arrivava il disgelo, l’intero campo diventava un pantano di un fango giallo appiccicoso e apparentemente senza fondo. In buona parte delle tende c’erano delle piccole stufe, ma la legna a disposizione era verde e piena di linfa ed era una continua lotta per accendere un fuoco che non sarebbe durato a lungo.
Al termine dell’inverno, l’intero reggimento si trasferì a Hoboken per imbarcarsi sui piroscafi che avrebbero trasportato le truppe in Francia e Marco salì a bordo dell’Agamennon.
Dopo dieci giorni di navigazione tranquilla, il convoglio avvistò il porto di Brest dove il reggimento sbarcò il 15 aprile 1918 per raggiungere pochi giorni dopo la zona di Autreville dove per sei settimane si alternarono programmi di istruzione a guida britannica e francese sulla guerra di trincea e familiarizzazione con gli armamenti.
L’offensiva tedesca di primavera sullo Chemin de Dames sconvolse i piani di addestramento americani: la mutata situazione bellica e la minaccia concreta di uno sfondamento su Parigi obbligarono l’impiego di ogni unità disponibile indipendentemente dal grado di preparazione.
Di conseguenza, il 30 maggio, Pershing dispose che la 2ª e la 3ª divisione AEF venissero urgentemente dislocate lungo il fronte, rispettivamente nel settore di Château Thierry e di Soissons. Mentre le operazioni della 3ª divisione si limitarono sostanzialmente al supporto delle formazioni francesi, la 2ª fu attivamente coinvolta nei violenti scontri intorno a Bois de Belleau e Bouresches, arginando l’avanzata tedesca a costo di perdite pesantissime.
A causa del susseguente stallo e del logoramento della brigata dei Marines, il 7° reggimento venne distaccato dalla 3ª divisione ed assegnato temporaneamente alla 2ª, prendendo posizione a partire dal 15 giugno intorno a Bois de Belleau con i tre battaglioni posizionati lungo quattro chilometri da Torcy sino a Bouresches.
Dopo circa una settimana, il 7° venne rilevato dal servizio di prima linea e trascorse un periodo di riposo inizialmente nelle immediate retrovie (intorno al villaggio di Saacy), quindi più a sud intorno a Viels-Maison.
Il riposo ebbe vita breve, presto arrivò infatti l’ordine di dispiegamento lungo la Marna in sostituzione del 38° reggimento, lungo un arco delimitato dal villaggio di Chierry ad ovest e dal torrente Sumerlin ad est, comprendendo gli abitati di Blesmes, Fossoy, Mézy e Crezancy.
Dopo due settimane relativamente tranquille, l’attesa offensiva tedesca si scatenò con violenza nella notte di Bastille Day, tra il 14 ed il 15 luglio 1918. In quel momento la compagnia M si trovava sul fiume ed il bombardamento avvenne nel momento peggiore, durante la rotazione tra il terzo ed il secondo battaglione con un conseguente sovraffollamento delle trincee.
Le colonne di rifornimento per entrambi i battaglioni vennero colte allo scoperto e non ebbero scampo. Come scrisse un soldato anonimo sopravvissuto:
Tutti erano morti o orribilmente mutilati. L’intero tragitto da Bois de Hesse a Fossoy era uno spaventoso scenario di distruzione. Cavalli e muli ricoprivano letteralmente la strada. Alcuni erano stati sbalzati dai loro carri, mentre altri erano caduti all’indietro uno sull’altro, aggrovigliati nei loro gioghi. Cisterne, vagoni di vettovaglie e carri erano ribaltati sui lati della strada mentre i loro conducenti dal viso annerito dal gas e dai vapori giacevano sui cadaveri degli animali. Questo sbarramento fu oltre ogni possibile descrizione. Fosse stato possibile dipingerlo su tela, unitamente alla morte e alla distruzione causate, avrebbe fatto impallidire ogni rappresentazione dell’inferno dantesco.
Terminato il bombardamento i tedeschi attraversarono il fiume aggirando ed attaccarono i superstiti impegnati in una disperata resistenza.
Marco Piccini morì in questa giornata che passò alla storia come la seconda battaglia della Marna, il suo sacrificio e quello dei suoi compagni non fu però vano: gli alleati, con un contributo fondamentale della 3ª divisione americana, infatti ressero l’urto di quella che si rivelò essere l’ultima offensiva tedesca ed il suo fallimento rappresentò un punto di svolta nella guerra e l’inizio della controffensiva alleata che si concluse con l’armistizio.
Il corpo di Marco venne recuperato e tumulato in loco; dopo la guerra la famiglia ne dispose la riesumazione ed il trasporto a Capovalle dove giace nel cimitero comunale
Un ringraziamento particolare a Luca Agosti per avermi fornito le foto e segnalato il nome di Marco Piccini il quale insieme a Vito Nisticò di Catanzaro ha ispirato l’intera mia ricerca e questo sito web. Un giovane del profondo nord ed uno del profondo sud, uniti dal destino su molti livelli, incluso quello tragico della loro scomparsa.
Condividi questa storia