Gerace
Antonio Ciranni nacque a Gerace Superiore in provincia di Reggio Calabria, il 26 dicembre 1890 da Vincenzo e Teresa Ali, entrambi contadini.
Dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza in Calabria, entrò a far parte del flusso di migranti che spopolò la Calabria nel primo novecento raggiungendo nell’autunno del 1913 il cognato Vincenzo Fragomeni a Springfield, nello stato del Massachusetts, il quale si era trasferito da qualche mese insieme ai fratelli trovando lavoro come calzolaio.
In America Antonio trovò impiego come operaio presso le ferrovie e poche settimane dopo l’ingresso in guerra degli Stati Uniti si arruolò volontario nel 2° reggimento della Guardia Nazionale del Massachusetts presentandosi presso il proprio centro di reclutamento il 27 maggio 1917.
Con la creazione della Yankee Division che raggruppava elementi provenienti dagli Stati del New England, la Guardia Nazionale venne assorbita dal 104° reggimento di fanteria e Antonio fu assegnato alla compagnia G.
L’addestramento iniziò immediatamente e proseguì a Camp Devens sino all’imbarco, avvenuto da Hoboken l’8 ottobre 1917 sul piroscafo Aurania che trasferì Antonio in Europea. Una volta in Francia, le manovre proseguirono intense nei dintorni di Neufchâteau, nei Vosgi.
Il battesimo del fuoco del 104° avvenne nel settore dello Chemin des Dames, controllato dai francesi e teatro di violenti combattimenti all’inizio della guerra; in quella zona, occupata per sei settimane tra febbraio e marzo 1918, Antonio venne stazionato a Bois Quincy, teatro di un fallito tentativo di raid tedesco il 19 febbraio, a Vauxaillons e a Mont de Singes.
Il settore si rivelò relativamente tranquillo ed il reggimento venne rilevato tra il 18 ed il 21 marzo; era previsto un periodo di riposo ma l’imminente offensiva tedesca richiese l’impiego immediato delle truppe americane, così, dopo appena 48 ore nelle retrovie, la Yankee Division si rimise in marcia per occupare il settore di Toul-La Reine completando il dispiegamento tra il 28 marzo ed il 3 aprile.
Al reggimento di Antonio fu assegnato il fianco sinistro del settore, in Bois Brule, vicino alle rovine dei villaggi di St.Agnes e Apremont; qui i bombardamenti si fecero più intensi, così come la frequenza dei raid, programmati per ottenere prigionieri e saggiare le difese avversarie.
Alle due del mattino del 13 aprile 1918 la compagnia G fu protagonista dell’ultimo scontro con le truppe d’assalto imperiali, che si ritirarono ponendo fine a tre giorni di scontri passati alla storia come battaglia di Apremont.
Antonio Ciranni venne ucciso in quell’ultimo assalto.
La resilienza delle truppe Americane in questa occasione suscitò l’ammirazione degli alti comandi francesi che assegnarono, per la prima volta ad una unità americana, la Croix de Guerre al 104° con una cerimonia ufficiale il 25 aprile 1918, consegnata personalmente dal generale del trentaduesimo corpo d’armata francese Passaga.
Non mancarono le decorazioni individuali, come la prestigiosa Distingushed Service Cross assegnata al cappellano del reggimento, il portoghese Joao Baptista DeValles, soprannominato l’angelo delle trincee; si legge sul documento ufficiale:
“The Distinguished Service Cross is presented to John B. De Valles, Chaplain, U.S. Army, for extraordinary heroism in action near Apremont, Toul sector, France, April 10 to 13, 1918. Chaplain De Valles repeatedly exposed himself to heavy artillery and machine-gun fire in order to assist in the removal of the wounded from exposed points in advance of the lines. He worked for long periods of time with stretcher bearers in carrying wounded men to safety. Chaplain De Valles previously rendered gallant service in the Chemin des Dames sector, March 11, 1918, by remaining with a group of wounded during a heavy enemy bombardment. General Orders No. No. 35, W.D., 1920”
Un altro decorato, il Luogotenente del secondo battaglione (del quale la compagnia G faceva parte) Allan L. Dexter, venne intervistato dalla radio di Hartford offrendo una dettagliata testimonianza dei combattimenti che lo videro coinvolto e che costarono la vita ad Antonio Cinanni:
” La divisione ebbe la sua prima esperienza nel quartiere di Soissons, sul Chemin des Dames nel febbraio e nel marzo 1918. Si trattava di un settore relativamente tranquillo con una considerevole distanza che separava le nostre linee dal nemico. Dopo aver lasciato quel settore, marciammo da Bas sur Aube a Saint-Blin con l’aspettativa di un mese di riposo. Il giorno dopo essere arrivati nell’area di sosta, tuttavia, ci fu ordinato di rilevare la prima divisione in prima linea. Questo avvenne, molto opportunamente, il primo aprile.
Fummo trasportati in camion a Commercy e da lì marciammo verso una città a poche miglia di distanza dal fronte dove rimanemmo diversi giorni mentre venivano sistemati i dettagli. Poi finalmente partimmo di notte per passare al fronte.
Il settore divisionale si estendeva da Bois Brule nelle vicinanze di Apremont sulla sinistra fino a oltre Beaumont sulla destra. Il 104° venne assegnato alla sinistra del settore in Bois Brule con i francesi sulla sinistra e il 101° e il 102° sulla destra. Se il Bois Brule fosse stato originariamente bruciato, come il suo nome avrebbe indicato, o meno non è chiaro, sicuramente rimaneva ben poco da far intuire vi fosse mai stato un bosco. Il settore comprendeva un piccolo saliente su un altopiano con un pendio ripido a destra giù in una valle dove si trovava quello che era rimasto del villaggio di Apremont. C’era stata una grande quantità di combattimenti in questo luogo e masse di terra rivoltate e alberi frantumati si intrecciavano con le trincee, alcuni delle quali erano state solo parzialmente completate.
Il 2 ° battaglione, di cui ero ufficiale di complemento, raggiunse la prima linea attraverso una lunga trincea di comunicazione. A quanto pare i tedeschi sospettavano che stesse avvenendo un avvicendamento in quanto la loro artiglieria picchiò continuamente questa trincea durante la notte del nostro trasferimento. Sebbene i proiettili cadessero su entrambi i lati della trincea e per metà seppellirono gli uomini in diverse occasioni, non ci furono colpi diretti nella trincea e le perdite furono di conseguenza limitate.
Il quartier generale del battaglione era situato in diverse piroghe coperte di ferro e rocce di elefante. La loro posizione era conosciuta esattamente dall’artiglieria tedesca. Invece di bombardarlo continuamente, avrebbero resistito per mezz’ora o più e poi avrebbero lanciato improvvisamente trenta o quaranta granate su di esso. Questo è stato fatto con la speranza di catturare i nostri uomini al di fuori della piroga, cosa che spesso accadeva.
Il quartier generale del battaglione era situato in diverse rifugi coperti da corrugato in acciaio e rocce. La loro posizione era conosciuta esattamente dall’artiglieria tedesca. Invece di bombardarlo continuamente, sospendevano il martellamento per mezz’ora o più e quindi lanciavano improvvisamente trenta o quaranta granate su di esso. Questo nella speranza di sorprendere i nostri uomini al di fuori del rifugio, cosa che spesso accadeva.
Poco dopo il nostro arrivo, i tedeschi lanciarono un determinato attacco con l’intenzione di catturare il saliente. Le nostre truppe si ritirarono subito sulla seconda linea di trincee o posizione di supporto in accordo con le istruzioni dei francesi. Ciò svuotò la trincea avanzata sulla quale cadeva la maggior parte del bombardamento tedesco, riducendo di conseguenza le perdite. Dopo lo sbarramento, i nostri uomini avanzarono nuovamente in prima linea, uccidendo un certo numero di nemici e catturandone altri.
Durante un secondo attacco che i tedeschi portarono con truppe fresche, venne riferito al maggiore che il plotone che teneva la posizione sul fianco destro del battaglione era pesantemente sotto tiro e aveva perso il suo comandante. Mi fu quindi ordinato di prendere il comando del plotone con il tenente Knight della compagnia H che avrei dovuto raggiungere presso quartier generale della compagnia.
Partii con una staffetta per guidarmi a raggiungere la posizione in prima linea. Era tardo pomeriggio e si avvicinava il crepuscolo. Lasciammo il quartier generale del Battaglione e corremmo giù per un pendio tappezzato di crateri e alberi fracassati. Il bombardamento era violento, e avanzavamo alternativamente correndo e tuffandoci in crateri dove aspettavamo abbastanza a lungo da riprendere fiato per un’altra corsa. In fondo al pendio ci imbattemmo in una trincea di comunicazione, ma non andò molto meglio. Come è consuetudine durante un attacco questa trincea veniva sistematicamente martellata dall’artiglieria tedesca per impedire ai rinforzi di unirsi alle truppe in prima linea. Sembrava che un proiettile su due colpisse il bordo della trincea. Fummo ricoperti di terra e gettati a terra diverse volte, ma continuammo a correre a lungo. Alla fine raggiungemmo una parte più profonda della trincea dove ci fermammo per rifiatare.
Con la mia coraggiosa staffetta finalmente arrivai al quartier generale della compagnia dove il Tenente Knight mi raggiunse. Era buio ormai. Fummo guidati fino alla posizione del plotone che si trovava sul bordo destro dell’altopiano sopra Aprémont.
Il plotone stava occupando quello che era stato precedentemente la trincea francese di seconda linea mentre i tedeschi tenevano l’ex fossa della prima linea; di conseguenza c’erano solo una quarantina di metri tra noi e i tedeschi. C’erano diverse trincee di comunicazione che andavano dalla nostra prima linea alla loro. Questi erano stati bloccati con filo spinato a circa quindici metri dalla nostra prima linea e avevamo posizionato sentinelle agli ingressi.
Trovammo il settore difficile da organizzare in modo soddisfacente. La trincea era stata completata solo parzialmente e si era distrutta in alcuni punti. Non era stata originariamente costruito per la difesa in prima linea e quindi non aveva baie di tiro bensì lunghi tratti rettilinei che era possibile infilare facilmente. Oltre a ciò fummo costretti a lavorare nell’oscurità totale sotto un fuoco d’artiglieria più o meno costante.
Disponemmo una squadra di tiratori con fucili automatici ad ogni fianco e una al centro, e piazzammo gruppi in mezzo armati di fucili e granate. Il nostro piano in caso di attacco era quello di far arretrare le sentinelle e proteggere le trincee comunicanti con il fuoco automatico dei fucilieri dai fianchi, garantendo un fuoco incrociato.
Verso le due del mattino del tredici, i tedeschi cominciarono a colpirci con una pesante raffica di minnewerfer. Il minnewefer è un piccolo cannone che spara una carica considerevolmente più grande di sé stesso. C’è un’asta all’estremità della carica che si inserisce nella canna. Il proiettile, che ha un diametro di circa 25 centimetri, raggiunge una considerevole altezza e ha una portata di circa 700 metri. Può essere visto arrivare di giorno e il suo volo può essere seguito di notte da una scia di scintille dietro di esso. Le cariche praticamente distruggono una trincea se colpiscono da qualche parte vicino a loro, creando un buco delle dimensioni di una piccola stanza.
Credendo che il bombardamento dei minenwerfer sarebbe stato seguito da un attacco, inviammo un razzo a tre stelle segnalando alla nostra artiglieria di iniziare un bombardamento difensivo. Questo fuoco sarebbe dovuto cadere proprio di fronte al filo nemico. A causa della breve distanza tra la nostra linea e la linea dei tedeschi e la naturale dispersione del fuoco, la maggior parte della raffica cadde sulle nostre seconde linee.
Sparammo immediatamente un altro razzo di segnalazione per far sì che il fuoco di sbarramento fosse allungato, ma le granate piombarono sulla nostra prima linea. I tentativi di segnalare un ulteriore allungamento dello sbarramento fallirono anche perché il nostro lanciarazzi si inceppò. Una batteria in particolare, che si trovava nella valle alle nostre spalle, sparò in continuazione sui nostri stessi uomini.
Il tenente Knight e io passammo da un posto all’altro lungo il fronte, tentando di riorganizzare le postazioni in cui uomini erano stati uccisi o feriti. Inviammo una staffetta nelle retrovie con una richiesta di rinforzi. I feriti furono evacuati nei rifugi disponibili. Un tizio fu portato con una gamba tranciata sotto il ginocchio e l’altra apparentemente trattenuta solo dai pantaloni. Era tutto ciò che restava di una delle nostre squadre di tiratori. Sedeva lì avvolto in una coperta con la schiena contro il muro fumando sigarette senza nemmeno un gemito.
Mentre stavamo passando davanti a una delle trincee di comunicazione unodei nostri uomini gridò “Attenzione!”. vi furono una serie di schiocchi secchi di fronte a noi, il rumore che faceva la linguetta di una bomba a mano quando innestata prima che venisse lanciata. Il tenente Knight e io gridammo agli uomini di saltare oltre il parapetto. Rimanere in una trincea durante un attacco con una granata è fatale in quanto la trincea confina l’esplosione.
Mentre gli uomini saltavano oltre il parapetto, una dozzina o più di granate esplosero nella trincea. Alcuni degli uomini furono sorpresi nella trincea e uccisi. Altri furono colpiti da frammenti mentre si stavano arrampicando fuori dalla trincea e caddero indietro dove le esplosioni successive li uccisero o ferirono. Mentre saltavo oltre parapetto qualcosa mi colpì nel fianco, al momento pensai fosse un pezzo di roccia sollevato dalle esplosioni. Quelli di noi che erano sfuggiti al bombardamento delle trincee aprirono il fuoco sul nemico lanciando granate e sparando ciecamente nell’oscurità. le nostre squadre di fucilieri sulla destra sparava continuamente davanti a noi.
Qualche altra granata cadde nella trincea o esplose sul bordo. I tedeschi apparentemente si stavano ritirando. Mi arrampicai lungo la trincea di comunicazione fino alla barricata di filo spinato scoprendo che le nostre sentinelle erano state uccise e la barricata era stata rimessa sul posto coprendo il nemico in ritirata. Mentre tornavo in prima linea incontrai una staffetta dal quartier generale della compagnia che mi informò che una dozzina di uomini stavano arrivando a rinforzo. Ciò che restava del nostro plotone stava tenendo i fianchi della posizione. Il tenente Knight e metà dei nostri uomini erano stati uccisi. Molti altri erano stati feriti.
La trincea era stata gravemente danneggiata al centro della posizione ed era ancora sotto pesante fuoco, quindi abbiamo tenuto i rinforzi nella posizione di supporto fino all’alba. Abbiamo rimosso i feriti il più rapidamente possibile. Alle prime luci del giorno abbiamo riorganizzato la posizione, rimuovendo i morti e riparando parzialmente il danno fatto alla trincea. Gli uomini rimasero ai loro posti per tutto il giorno. Di notte il plotone venne rilevato. Gli uomini freschi arrivarono in fila indiana e li piazzammo al coperto vicino al quartier generale del plotone. L’avvicendamento avvenne poco per volta inviando gli uomini freschi e ritirando gli altri. le operazioni furono completate prima dell’alba del 14.
Dopo aver lasciato il settore tornai al quartier generale del battaglione e da lì a visitare la compagnia a sinistra. Scoprii che i tedeschi nell’ultimo attacco avevano spinto indietro i francesi e si erano infiltrati dietro la loro linea, ma i nostri uomini erano finalmente riusciti a cacciarli. Il fuoco dell’artiglieria si era allentato la situazione stava tornando tranquilla, tranne l’occasionale fuoco di qualche cecchino.
Tornai di nuovo al quartier generale del Battaglione e riferì telefonicamente agli ufficiali dell’Intelligence. Il mio fianco mi stava infastidendo considerevolmente ora, e realizzai che non si trattava di una roccia, bensì di un frammento di granata che era passato attraverso la fondina della mia pistola conficcandosi ne nel mio fianco sopra l’anca. Dalla stazione di pronto soccorso, fui mandato in ospedale e non rientrai al mio reggimento fino a dopo la battaglia di Seicheprey. Per quanto mi riguarda, la battaglia di Apremont finì qui. ” [1]
Notizia della morte di Antonio fu data al padre in Italia ed il suo corpo riposa a Thiaucourt, nel cimitero militare Americano di Saint Mihiel.
[1] Traduzione e adattamento da Hartford Courant, Janary 9 1931, Page 24
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